mercoledì 23 novembre 2011

RAI DUE SERENO VARIABILE A CASA SCAPARONE

Grazie a Osvaldo Bevilacqua, in questo mese di Novembre 2011, Sereno Variabile é tornato a rubare un pò della nostra osteria, per regalarla ai telespettatori della Mamma Rai!
ecco il link:


Saluti a tutti gli amiciche hanno partecipato.

lunedì 21 novembre 2011

Se lo dico io, é una cavolata, se lo dice un professore rischia di essere una cosa seria....

Agricoltura Biologica

Riconvertire l'agricoltura italiana al biologico

Oggi alleviamo a livello mondiale circa 10 miliardi di bovini che mangiano almeno come 30 miliardi di persone. Dove ci porterà questo sistema? Giuseppe Altieri, Agroecologo e Docente di Fitopatologia, Entomologia e Agricoltura Biologica, propone un piano per la riconversione biologica dell'agricoltura italiana.

di (*) - 28 Dicembre 2010

mercato pesticidi terreni agricoli
In Italia oggi abbiamo ancora oltre 17 miliardi di euro da spendere per le finanziarie agricole, i Piani di Sviluppo Rurale Regionali (PSR)
Quando la paglia vale più del grano e 1 miliardo di persone soffre la fame. Una marea di fesserie vengono buttate in pasto ai mass media, seppur partendo da dati reali sulle crisi di produttività dei terreni agricoli e sugli sconvolgimenti climatici che desertificano le terre, insieme alla chimica dei pesticidi e dei disseccanti che distruggono l'humus, la biodiversità e la salute degli agricoltori e dei consumatori.
Si vuol preparare la gente alla fame e alla sete, quella dei Mercanti che monopolizzano i mercati agricoli, mentre i prezzi pagati agli agricoltori hanno raggiunto oggi il minimo storico (giugno 2010) con la paglia (12 euro al quintale) che vale più del grano (11,5 euro al quintale), mai successo nella storia umana! Come è possibile tutto ciò?
Oggi alleviamo a livello mondiale circa 10 miliardi di bovini equivalenti che mangiano almeno come 30 miliardi di persone in fabbriche di animali piene di medicinali ed ormoni.
Li nutriamo con mais, soia e altri prodotti e sottoprodotti agricoli e industriali che consumano più petrolio dell'energia solare fissata attraverso la fotosintesi dalle coltivazioni, monocolture che distruggono la biodiversità e la fertilità futura degli stessi terreni.
In tal modo accumuliamo nelle carni moltissimi residui chimici, soprattutto pesticidi, mentre 1 miliardo di esseri umani soffrono la fame nera.
Tutto ciò al fine di ridurre al massimo i costi di produzione, facendo pagare la natura e la schiavitù degli operai agricoli e contadini, sottoposti alle regole del 'libero mercato' solo per le multinazionali, ovviamente.
È proprio il caso di dire: "c'è troppo cibo per poter mangiare tutti".
L'eccedenza in ogni settore crea crisi dei mercati e crollo dei prezzi alla produzione e tutto a vantaggio degli speculatori che controllano i mercati internazionali, mettendo a rischio le sicurezze alimentari di tutti i paesi. Oltre 200.000 contadini si sono suicidati in India per aver perso le terre a causa dei debiti contratti con le Banche o gli strozzini locali.
In Italia almeno 800.000 ditte agricole hanno chiuso negli ultimi 10 anni, con un indotto di almeno 3 milioni di posti di lavoro persi.
E la maggior parte degli agricoltori lavora oggi per pagare il mutuo alla Banca.
Basterebbe puntare alla sovranità alimentare autosufficiente dei singoli popoli attraverso l'Agroecologia e le Produzioni Biologiche Tradizionali locali, organizzate con filiere corte o dirette, dai produttori ai consumatori. "Mangiacomeparli" è proprio il caso di dire.
E ne abbiamo fatto anche un marchio a garanzia dei consumatori, 100% Italiano, 100% OGM Free, secondo le norme di legge, 100% Biologico, Agroecologia dello Sviluppo Rurale e Distrazione di Risorse Agroambientali Europee.
Dobbiamo liberare l'agricoltura dall'Industria chimica dei Pesticidi e della trasformazione agro-alimentare e, soprattutto, dal Commercio speculativo.
Tutto questo prevedono le normative Europee da almeno 15 anni, dal Reg. CE 2078 del 1992, e l'Europa ha stanziato 200 miliardi di euro per lo Sviluppo Rurale Agroecologico, dal 2007 al 2013.
In Italia oggi abbiamo ancora oltre 17 miliardi di euro da spendere per le finanziarie agricole, i Piani di Sviluppo Rurale Regionali (PSR). Soldi che rischiano di tornare a Bruxelles per mancanza di volontà di riconversione biologica dell'Agricoltura da parte delle Regioni, condizionate dalla miopia dei cosiddetti Sindacati Agricoli (Coldiretti, Confagricoltura, CIA), che 'concertano' la politica agricola delle regioni. Tanto che il governo pensa ad un Piano Nazionale di Sviluppo Rurale, scavalcando le Regioni stesse.
Esiste l'obbligo di destinazione di almeno il 40% dei bilanci regionali dei PSR per i cosiddetti Pagamenti Agroambientali (con priorità ed obbligatorietà fino al 65% in caso di domande di impegno degli agricoltori ed allevatori biologici a coltivare per almeno 5 anni produzioni biologiche). Ciò a compensare tutti i mancati redditi, i maggiori costi + il 20% per la transazione all'agricoltura biologica o per la sostituzione reale dei Pesticidi.
E non per fittizie presunte riduzioni degli inputs chimici denominate 'Agricoltura Integrata', censurate come non controllabili né verificabili dalla Corte dei Conti UE (nota 3/2005), attraverso la quale si stanno sperperando enormi risorse per sostenere invece i redditi degli agricoltori che acquistano pesticidi, seguendo disciplinari che prevedono un numero di trattamenti chimici molto superiore alla normale pratica dei coltivatori.
pesticidi residui chimici inquinamento
Il mercato dei Pesticidi è continuamente cresciuto in Italia, superando il 30% di tutte le vendite europee e le nostre acque sono per lo più inquinate da residui chimici oltre i limiti di legge
In tal modo il mercato dei pesticidi è continuamente cresciuto in Italia, superando il 30% di tutte le vendite europee e le nostre acque sono per lo più inquinate da residui chimici oltre i limiti di legge (Agrisole 21-27 maggio 2010 e dati ARPA), residui che continuano ad accumularsi da decenni, finché non saremo più in grado di sopportarli fisicamente, per i fenomeni di bioaccumulo.
I tumori e il cancro aumentano in maniera impressionante cosi come la spesa per la malattia che oggi ha superato l'80% dei bilanci regionali (e la chiamano sanità).
I nostri bambini e le nostre cellule riproduttive sono i più soggetti ai danni da pesticidi e disseccanti arancione (le cui cosiddette soglie di (in) "tolleranza" son tarate su un corpo di 60 kg e non sulla popolazione infantile), che distruggono inoltre il paesaggio italiano e la biodiversità funzionale (organismi utili all'agricoltura) e naturale, creando dissesti idrogeologici per mancanza di copertura invernale e primaverile dei suoli, perdita di Humus e, pertanto, della capacità di ritenzione idrica. E, quando piove, l'acqua si porta giù la terra nei fiumi, sulle case della gente, sui treni e nelle strade, provocando ulteriori e immensi danni economici, non solo all'agricoltura (come le cronache continuano a dimostrare).
Attraverso il progetto 'Polline sicuro', guidato dalle Multinazionali del Glifosate, si sono irrorate di disseccante tutte le strade del Bel Paese mettendo a rischio la salute dei cittadini che passeggiano coi bambini o viaggiano in macchina. I residui di tale prodotto sono rilevabili in tutte le acque sensibili analizzate, alla faccia della presunta biodegradabilità ed innocuità. E i coformulanti presenti nel disseccante, sono ancora più tossici del disseccante stesso, oltre che segretati per 'brevetto industriale'...
Un buon modo per liberarsi di scorie industriali, guadagnadoci, in una catena di conflitti di interesse AgropetrochimicofarmaceuticoGM, in cui le Multinazionali provocano il cancro ed offrono le loro cure chemioterapiche.
Roba da inchiesta per le Procure della Repubblica. In Francia sono partite multe salate ed in Argentina il prodotto è stato vietato dai tribunali. Rinunciare alla carne industriale per salvare l'Uomo. Dobbiamo ridurre di almeno il 70% gli animali allevati al mondo. In Italia, invece di allevare 10 milioni di Unita Bovine Adulte equivalenti (UBA), ne basterebbero 3 milioni.
Rimarrebbero a disposizione degli italiani ancora ben 500 grammi di carne pro capite alla settimana (o qualcosa in più in equivalenza nutrizionale, sotto forma di latte o formaggi). Più un po' di pesce fresco pescato dai mari che ci circondano per migliaia di km (con un po' di bioaccumulo di residui chimici di tutti i tipi, che purtroppo attraverso i fiumi finiscono tutti a mare).
Se proprio non vogliamo diventare vegetariani.
Non entrate nei Supermercati, signori miei e state bene attenti a ciò che acquistate.
Migliorerà la salute del pianeta, vostra, degli agricoltori e soprattutto quella dei vostri figli.
Torniamo alla Tradizione Agroecologica e all'Artigianato dei nostri Maestri dei campi e del Vino, del Grano e del Pane a un giusto prezzo.
La Madre Terra ha risorse abbondanti per tutti i propri figli, ma non potrà mai sfamare l'avidità dei pochi che non la rispettano, in nome del DIO denaro e del potere di far del male agli altri.
Di seguito un Piano per la Riconversione Biologica dell'Agricoltura Italiana (Evitando distrazione di fondi verso una fittizia Agricoltura Integrata, concorrenziale all'Agricoltura Biologica)
- Seminativi avvicendati, Cereali e leguminose da granella: 3.000.000 Ha x 400 €/ha in media di pagamento agroambientale = 1,2 Miliadi di € (il pagamento, insufficiente, oggi previsto dalle Regioni è di circa 200 €/ha)
- Mais 800.000 ha x 600 €/ha = 0,48 miliardi di €
- Olivi: 1.000.000 ha x 500 €/ha = 0,5 Miliardi di €
- Vigneti: 700.000 € x 700 €/ha = 0,5 miliardi di €
- Frutteti: 400.000 ha x 1.500 € /ha = 0,6 miliardi di €
- Orticoltura: 200.000 ha x 2.500 €/ha = 0,5 miliardi di €
- Prati avvicendati, Pascoli e Prati Pascoli 3.500.000 di ha x 100 € ha = 0,35 miliardi di €
Avanzano anche fondi per il Tabacco Biologico: 40.000 ha x 5.000 €/ha
Totale di spesa prevista: 4 miliardi di € all'anno
Potremmo aggiungere 400 € per unita bovina adulta allevata in biologico (corrispondente a 3 maiali, 7 pecore, 100 galline, ecc) x 3.000.000 di UBA = 1,2 miliardi di € per liberare la zootecnia italiana dalla necessità di importare mangimi contaminati da OGMP.
Abbiamo ancora a disposizione oltre 17 miliradi di € da spendere, con priorità fino al 70% per i Pagamenti Agroambientali all'Agricoltura Biologica (circa 12 miliardi di € disponibili) nel periodo 2010-2013
Possiamo riconvertire quasi tutta l'Italia al Biologico. Oggi, non domani.
(*) Prof. Giuseppe Altieri, Agroecologo, Docente di Fitopatologia, Entomologia, Agricoltura Biologica

martedì 15 novembre 2011

Pane al Pane

Il mio amico Gianca mi ha mandato un articolo che vorrei condividere con i nostri lettori.

 

 

Sent to you by Giancarlo Costa via Google Reader:

via Comunità del Cibo Pasta Madre by Riccardo on 11/13/11

pane surgelato. fonte: google images

Sono stato invitato dalla importante rivista di settore "Panificazione & Pasticceria" con la quale collaboro da ormai un anno (potete leggerla online anche qui) a partecipare al dibattito scaturito dalla serie di servizi di approfondimento di "Striscia la Notizia" sul pane e sull'utilizzo dei miglioratori nel pane.
Se anche voi come me non guardate questo programma, potete trovare lo streming delle puntate sul tema cliccando qui.

Credo che il tema sia importante, d'attualità e quantomeno scottante. Per questo merita le nostre riflessioni.

Per quanto mi riguarda, in quasi tutti i panifici e forni in cui sono entrato raramente ho trovato ben esposta l'ingredientistica del pane venduto. Spesso, dal bancone, non riesco nemmeno a capire di che pane si tratta, nelle sue caratteristiche peculiari più classiche: di frumento o altri cereali; bianco, semintegrale o integrale; condito o meno. Molto spesso nemmeno leggo il prezzo, ma questa è un'altra storia. Sono timido, e spesso non chiedo maggiori informazioni (dovrò lavorare su questo aspetto del mio carattere). E le poche volte che ho chiesto, ho ricevuto spesso risposte poco chiare, sicuramente sbrigative.
In quasi tutti i panifici e forni in cui sono entrato dalla porta sul retro, nel laboratorio, spesso ho trovato i soliti sacchi di farina da 25 kg dei soliti mulini. Avvicinandomi e leggendo gli ingredienti quasi tutti avevano quel qualcosa in più rispetto a quello che mi sarei aspettato: emulsionanti (E472 e altri), destosio, estratti di malto, alfa-amilasi, acido ascorbico, glutine puro di frumento i più comuni. Additivi...miglioratori, appunto, per un pane più facile e veloce da lavorare, capace di sostenere lievitazioni importanti, dalla mollica soffice e leggera e dalla crosta croccante.
Se poi sfogliamo un catalogo di prodotti per la panificazione (non serve essere delle spie russe, basta una semplice ricerca su internet), ci catapultiamo in un mondo fatto di estratti, prestazioni, miglioratori, forze e rapporti che non mi fanno rimpiangere i tempi passati sui numeri all'università, anche se si parlava di tutt'altro.
Credo che dall'industria all'artigiano i miglioratori nel pane siano ormai dati per scontati. Vige la verità non scritta che siano necessari e fondamentali perchè il pane diventi pane. Lo dimostra parte del servizio citato di "Striscia la Notizia" ma lo posso testimoniare anche io, dopo aver parlato e discusso con alcuni panificatori amici (anche capaci di fare un prodotto di estrema qualità).
Stiamo assistendo (o sarebbe meglio dire: abbiamo assistito) a una evoluzione-involuzione dell'essere "pane", che non è più nutrimento (etimologicamente la parola pane deriva dalla radice ariana pà: nutrire) e base ma superfluo: è esso stesso companatico. Una cosa in più, insomma, nella nostra alimentazione quotidiana, un divertissement, uno snack.
E così si entra in un circolo vizioso dove la gente non compra più pane, e l'industria e il mercato entrano in crisi, calano i consumi e aumentano i costi fissi. Bisogna quindi ridurre i costi e aumentare l'appetitosità apparente, e così vai di miglioratori, slogan, pani speciali e iniziative promozionali: il pane mezzo sale, il pane panda (???), il pane vitale, il pane ad alto contenuto di fibre, quello per gli intolleranti al lattosio, quello che non scade, quello "di una volta".
Intanto le cose importanti, quelle su cui si basa la cultura del pane: le materie prime, le farine, i cereali, gli agricoltori, le tradizioni, il savoir-faire passano in secondo piano. I costi dell farine aumentano per la speculazione sul grano: nessun problema: si utilizzano farine di qualità peggiori e si addizionano. Chi se ne accorgerà?
E' un problema di cultura, insomma. E il problema non è in carico, non deve essere in carico alla industria molitoria e a quella della panificazione, il problema è in carico ai consumatori. Quando i consumatori avranno coscienza che il pane che comprano nel negozio o peggio nel supermercato sotto casa non è pane, quando cominceranno finalmente a chiedere qualcosa di diverso e di nuovo (che poi, se ci pensiamo, è qualcosa di "vecchio"), quando avranno coscienza di poter cambiare l'indirizzo del mercato col proprio consumo (o non consumo), sarà ora che il panificatore sotto casa si comincerà a fare delle domande, comincerà a chiedere e a informarsi presso i propri fornitori, che se non vorranno perdere il cliente dovranno assecondare le sue richieste. E così via fino alla base della filiera.
Cominciamo a fare chiarezza e cultura. Il resto verrà da sè.
Chiediamo informazioni complete su ciò che compriamo e che mangiamo. Se ci sono miglioratori, non è detto che siano prodotti da evitare. Ognuno farà le proprie scelte e deciderà se mangiare qualcosa di "vero" (anche se magari di primo acchito non bellissimo, lucido e splendente) o se mangiare qualcosa di "meno vero". Se ingannare il proprio gusto o meno.